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Ritorno al Diritto Pubblico PDF Stampa E-mail
Ritorno al Diritto Pubblico
Dopo la lunga stagione del liberismo un ritorno ad un serio statalismo regolato dallo Stato e dal Comune – Porre fine tuttavia agli sprechi  dello Stato e degli Enti Locali  nelle società pubbliche di diritto privato -  Società – Mista di diritto privato con la partecipazione delle Banche  solo per le trasformazioni urbane   – Un comune unico per l’ isola d’ Ischia perché abbiamo 3200 imprese con 13 mila lavoratori  con una sola società di diritto pubblico per la raccolta rifiuti, una sola azienda di diritto pubblico per lo sviluppo e la promozione del turismo – una seria e praticabile Pianificazione Territoriale
di Giuseppe Mazzella
Abbiamo vissuto gli ultimi trent’ anni della nostra Storia – In Italia, in Europa, in America -  in  pieno “ liberismo” sfrenato. La parola d’ ordine, più usata ed abusata  nel ventennio 1960 – 1980 è stata “ PROGRAMMAZIONE” , fino a ridicolizzarla, con un massiccio intervento dello Stato nell’ Economia  tale che negli anni ‘ 70 del ‘ 900 il fondo di dotazione dell’ IRI – Istituto per la Ricostruzione Industriale – ammontava a 10.500 miliardi di lire e le cosiddette “ Partecipazioni Statali”  non solo avevano  un Ministero ma costituivano circa il 40% dell’ intero sistema economico italiano.
Si poteva pensare di essere  ad un passo dal SOCIALISMO tanto che  la  Confiindustria ostacolò  con ogni mezzo sia  la politica di Programmazione sia il governo di centro-sinistra  al quale partecipava il Partito Socialista Italiano. Quel centro-sinistra – l’ unico al quale riconosco la corretta denominazione per forma e sostanza – fu avversato con ogni mezzo dal Partito Comunista Italiano e quando si scriverà ,con   obiettività , la storia economica italiana dagli anni ‘ 60 agli anni ‘ 80 del ‘ 900 emergeranno le responsabilità dei comunisti nel fallimento della Terza Via o della Via italiana al Socialismo Democratico o della  democrazia avanzata o da  quelli   che il leader socialista, Francesco De Martino, chiamava “ i nuovi e più avanzati equilibri politici ed economici”.
Ancora. Nelle Regioni meridionali in quel ventennio  abbiamo avuto il più massiccio intervento finanziario dello Stato in tutta la Storia italiana  attraverso le opere e gli incentivi all’ industria della Cassa per il Mezzogiorno talmente importante da avere anch’ essa un “  Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno”  che era  una delle poltrone più ambite nel manuale Cencelli sulla spartizione partitocratrica.
Poi – dagli inizi o dalla metà degli anni ‘ 80  con il crollo del comunismo e lo smantellamento dell’ Unione Sovietica -  il vento dei movimenti politici ed economici è cambiato. Alla parola più diffusa e abusata PROGRAMMAZIONE si è sostituita la parola LIBERALIZZAZIONE, ed anche di questa si è fatto abuso.
Così ad una politica economica e finanziaria – l’ unica che conti – STATALISTA si è  lentamente ma incessantemente  sostituita una politica LIBERISTA. Un vero e proprio ricorso storico come insegna Giovan Battista Vico sulla scia delle politiche liberiste dell’ inglese Marghareth Thacher e dell’ americano Ronald Reagan.
In Italia è stato smantellato tutto il sistema delle Partecipazioni Statali ed è stato soppresso l’ intervento straordinario nel Mezzogiorno. Si è passato da un eccesso all’ altro senza ricercare una via di mezzo  anche perché  la corruzione aveva raggiunto un punto insopportabile e gli sprechi di danaro pubblico  vette  altissime nei cui confronti l’ Everest era una collina.
Negli anni del Liberismo -  che era ed è cosa diversa dal liberalismo come insegnava Luigi Einaudi – nascevano i nuovi “ Maitre à penser” della “ nuova economia” che era un ritorno all’ inizio del capitalismo  e venivano posti in soffitta i vecchi Maestri come Lord Keynes  che avevano proposto fin dagli anni ‘ 30 del ‘ 900  un capitalismo regolato dallo Stato ed una politica dello Stato per l’ occupazione .
La crisi finanziaria ed economica ,che stiamo vivendo al tempo della terza Rivoluzione Industriale e della seconda globalizzazione ,  con il fallimento di alcune grandi banche americane,  con  effetti drammatici sull’ occupazione, ha riproposto la ricerca di una Terza Via tra lo statalismo ed il liberismo  della quale sono fautori e sostenitori  politici-economisti  che rifiutano l’ etichetta “ novecentesca” di Destra o di Sinistra. Il più convinto sostenitore di questa Terza Via che denuncia gli eccessi del “ mercatismo” cioè  dell’ eccessivo potere del Mercato appare  l’ attuale Ministro dell’ Economia, Giulio Tremonti, che ne ha parlato nel suo saggio “ La paura e la speranza”.
Così  dopo trent’ anni ritorna la parola PROGRAMMAZIONE , ritornano le politiche STATALISTE per il salvataggio delle banche e per il sostegno al sistema economico. Vengono riproposte le idee di Lord Keynes e soprattutto le analisi di un grande economista austriaco, Joseph Schumpeter il quale  con il suo libro “ Business Cycles ( 1939)  sosteneva che “ la depressione è una buona doccia fredda per il capitalismo”.
L’ attualità di Schumpter è stata riproposta di recente dall’ analista economico del giornale  francese “ Le Monde”, Pierre-Antoine Delhommais, che in un articolo apparso domenica 19 aprile dal titolo “ Les quattre saisons du capitalisme”  ha sostenuto che “ Schumpeter era convinto dell’ efficacia superiore del capitalismo per creare a lungo termine delle ricchezze ed aumentare il benessere dell’ umanità”.
Ma in Italia il ritorno dello Stato nell’ economia per regolare il sistema ed accrescere l’ occupazione che non ha alternative nella democrazia politica  trova ostacoli negli sprechi pubblici.
Il giornalista del “ Corriere della Sera”, Sergio Rizzo, dopo la pubblicazione de “ La Casta” e “ La Deriva” ha pubblicato “ Rapaci – il disastroso ritorno dello Stato nell’ economia italiana” dove racconta degli enormi sprechi del neo-statalismo nelle società pubbliche – ma che sono di diritto privato -  di proprietà di Regioni, Province e Comuni.
Nel recensire il libro  sul “ Corriere” Massimo Gaggi  nell’ edizione di  mercoledì 15 aprile 09 con un pezzo dal titolo “ Gli sprechi del neo-statalismo”  sottolinea che i libri sugli sprechi di Rizzo e Stella “ hanno conquistato un oceano di lettori, hanno suscitato ondate di indignazione, ma tutto questo non ha prodotto né una vera spinta all’ autoriforma della politica né un movimento civile capace di stimolare il cambiamento”.
E’ evidente che una autoriforma non basta ma che occorre una Riforma e questa riforma è – a mio giudizio – il ritorno del Diritto Pubblico.
L’ ondata liberistica della quale abbiamo parlato prima ha prodotto la nascita di migliaia di società pubbliche  “ mascherate” dal Diritto Privato: sono tutte società per azioni o società a responsabilità limitate . I Presidenti, gli Amministratori, i Dirigenti  che il Ministro Tremonti definisce la “ manomorta pubblica” e che l’ ex-Presidente della Confindustria , Luca di Montezemolo, definisce “ discariche per politici trombati”, lavorano in aziende di diritto privato al riparo dal rischio di impresa.
I Comuni si sono “ spogliati” dei loro doveri istituzionali  ed hanno delegato i servizi pubblici essenziali a queste società di diritto privato. Così nella raccolta dei rifiuti, nella gestione delle tasse, nei trasporti. Il clientelismo nelle assunzioni si è trasferito dall’ Ente Pubblico all’ Ente Privato favorito dalla liberalizzazione del mercato del lavoro.
Il primo risultato è che i Comuni hanno perso rappresentatività e partecipazione popolare alle vicende politiche ed il secondo risultato – molto più importante – è che hanno dovuto ricorrere alla “ finanza creativa” per sostenere l’ enorme deficit di queste loro società di diritto privato.
La Regione è diventata una grossa Banca mentre la Provincia una piccola filiale.
La Riforma dei servizi pubblici e delle società pubbliche a questo punto diventa essenziale.
L’ alternativa è il ritorno al Diritto Pubblico, alla riappropriazione da parte dei Comuni della gestione diretta dei servizi essenziali con regole di economicità, alla selezione del personale con bandi pubblici eliminando  il clientelismo.
Gli interventi degli enti locali nei loro “ sistemi locali di sviluppo”  per riequilibrare l’ economia possono essere fatti con società-miste, queste sì di diritto privato,  al cui capitale di rischio partecipano sia  gli Enti Locali sia i privati e soprattutto le banche locali  ma  debbono essere interventi in settori produttivi ,solo dove non arriva il privato, e solo dalla redditività  dai tempi lunghi   ma  queste società debbono avere il rischio di impresa e l’ economicità di gestione  cioè i bilanci non possono essere in  permanente perdita  potrebbe essere la fattispecie  delle Società di Trasformazione Urbana.
Nel caso dei sei Comuni dell’ isola d’ Ischia – che dovrebbero diventare uno solo per  risparmio finanziario di gestione e per una maggiore rappresentatività popolare -  i servizi pubblici essenziali come la nettezza urbana e la distribuzione idrica   debbono ritornare ad essere gestiti direttamente dal Comune o da una società  di diritto pubblico con criteri di “ efficienza, efficacia ed economicità”.
 Il “ sistema locale di sviluppo” – suggerito dall’ Unione Europea -  che prefiguriamo per l’ isola d’ Ischia – ritenendo prioritari la consistenza economica ( 3200 imprese) e la forza lavoro disponibile ( 13 mila lavoratori iscritti al Centro per l’ Impiego) - è un UNICO COMUNE, una sola Azienda Speciale di Diritto Pubblico  per la raccolta rifiuti e per la gestione idrica; una sola Azienda  per lo Sviluppo e la Promozione del Turismo di Diritto Pubblico, una sola Società di Trasformazione Urbana di Diritto Privato per la riattivazione delle Aziende alberghiere e termali dismesse – come il Pio Monte della Misericordia e l’ area di La Rita  a Casamicciola e l’ ex-complesso La Pace di Lacco Ameno – e  l’ utilizzazione delle Grandi Infrastrutture come il Centro Polifunzionale di Ischia Porto. Il tutto inserito – finalmente dopo oltre 40 anni di “ libero mercato” – in  una politica di seria e possibile PIANIFICAZIONE TERRITORIALE.  
Insomma la nostra dovrebbe essere una nuova stagione di Riforme di Struttura  sulle quali misurare lo spessore della nuova classe politica oltre  lo steccato tra Destra e Sinistra.

Casamicciola Terme, 23 aprile 09

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